mercoledì 20 febbraio 2008

C.B

Il postmoderno come morte del soggetto

Relativamente ai cambiamenti nel governo dell’esistente, Lyotard descrive il passaggio dallo Stato come ente che contiene la società allo Stato come ente che fa parte della società, non più posto in una condizione di superiorità, ma di orizzontalità rispetto agli altri enti. Ecco che quindi si giunge ad un cambiamento della sfera della politica (1), come luogo della collettività, la politica non è più soltanto quella che si svolge negli enti pubblici ma è qualcosa di più grande da racchiudere anche lo stato-nazione moderno. L’ordinamento globale che così nasce è un superamento della dicotomia stato-privato, global player-stato-nazione, è superiore a queste entità, ma capace di rispettarne l’esistenza in una condizione di riconoscimento funzionale. Nello stesso tempo questa entità non ha più la caratteristica dell’essere moderno, chiuso , delimitato. Ma è aperto, una sorta di democrazia degli enti, ciascuno valutato secondo la sua funzionalità economica, la sua efficienza, in base all’efficienza, nel governo tecno-strutturale del totalitarismo metodologico.
Il totalitarismo metodologico raggiungerebbe così la sua piena autonomia essendo adiaforizzato.
Gli enti cioè sono tutti validi , purchè siano funzionali ed efficienti, a prescindere dalla propria natura. Troviamo orizzontalmente disposti, le multinazionali, gli stati-nazione, le istituzioni religiose, i movimenti e partiti politici, il terzo settore, il movimento a difesa del lavoro, dei cittadini e del risparmio. Tutti sullo stesso piano. Il postmoderno è morte del soggetto. Il soggetto non ha più importanza qualitativa, ma solo funzionale, ha cioè importanza come oggetto. E in base a questo decide l’andamento dell’ordinamento della globalizzazione sulla base di quella che è la funzionalità del metodo unico, del totalitarismo metodologico, egemonia della scienza economica.


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(1)<< Già adesso essa non è più costituita dalla classe politica tradizionale, bensì da uno strato eterogeneo formato da capi di impresa, da alti funzionari, da dirigenti di grandi organizzazioni professionali, sindacali, politiche confessionali>>, Lyotard, LA condizone postmoderna, Milano, Feltrinelli, 2007, pag 31.

martedì 19 febbraio 2008

Il totalitarismo metodologico

PREMESSA


• Il postmoderno è la condizione esistenziale della contemporaneità dalla quale scaturisce la globalizzazione ( il postmoderno genera la globalizzazione)(1)
• Il postmoderno è la condizione della cultura e della scienza fondata sulla centralità del linguaggio ( il postmoderno rifiuta l’ideologismo ma si fonda sul metodologismo, ovvero sulla logica del metodo): (2)
• La globalizzazione, attraverso il rafforzamento degli enti privati e la strumentalizzazione oligarchica del FMI e del Wb, ha prodotto per l’ordinamento globale, un diritto informale, che non viene più posto nelle assemblee legislative democraticamente elette , ma deciso nei luoghi di contrattazione internazionale come il WTO. (3)
• Per giustificare l’esistenza di un mercato globale senza limiti, non limitato cioè da uno stato globale, gli economisti hanno trasformato il concetto di libertà liberale in quello di libertà libertaria, di stampo anarco-capitalista, un concetto secondo il quale l’azione individuale non deve incontrare limite alcuno, laddove invece i liberali non libertari, ritengono che la libertà individuale debba essere limitata per tutelare le imprese nascenti e la concorrenza contro le derive monopolistiche della libertà assoluta. (4)
• La tecnostruttura è l’insieme dei policy makers, dei burocrati della pubblica amministrazione e del management delle imprese, che governa la globalizzazione, attraverso l’ordinamento informale, cioè la governance della globalizzazione libertaria. (5)

IL RAGIONAMENTO



nell’età della globalizzazione, prodotta dalla condizione postmoderna, a causa della tendenza a trasformare il sapere in un gioco linguistico, a causa della esistenza di un processo di governance informale e libertaria derivante dalla liquidità della dimensione del potere, le decisioni vengono assunte non più sulla base di idee, ma di metodi, che corrispondo alla vittoria dei giochi ovvero alla ottimizzazione della teoria dei giochi,si determina così l’egemonia della scienza economica e la subordinazione dell’esistente al metodo migliore che è il totalitarismo metodologico.


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(1) Sul superamento della condizione dello Stato-nazione e sulla questione delle imprese globali come globa players Lyotard scrive “ Le istanze economiche hanno potuto mettere in pericolo quelle statuali a causa delle nuove forme di circolazione dei capitali, forma cui è stata data la denominazione generica di imprese multinazionali e che implicano la sottrazione almeno parziale del controllo sulle decisioni di investimento da parte degli Stati-nazione. Lyotard , La condizione posmtoderna, Feltrinelli, 2007, pag 15.
(2)“ il sapere scientifico è una specie di discorso. Si può dire che da quanrantanni le scienze e le tecnologie cosiddette di punta vertano sul linguaggio”, Lyotard, op. cit. pag 9.
(3) Cfr JOSEPH E.STIGLITZ , La globalizzazione e i suoi oppositori,Torino , Einaudi, 2004.
(4) Cfr Murray N. Rothbard, La libertà dei libertari, Catanzaro, Rubettino, 2000.
(5) Cfr John Kennet Galbraith, Il nuovo Stato industriale, Torino, Einaudi, 1967.

domenica 17 febbraio 2008

Il totalitarismo metodologico: il discrimine, la forma del concetto, il criterio di scelta

Lyotard, nel primo capitolo della sua opera, “La condizione postmoderna”, ragiona circa i cambiamenti cha hanno indotto il nuovo stato del sapere. Dal suo punto di vista il cambiamento si è manifestato nel corso degli anni Cinquanta attraverso una crescita dell’importanza della comunicazione e del ragionamento sul linguaggio in tutte le scienze anche se queste variazioni si sono manifestate con diversa intensità nei diversi sistemi economici e sociali, il che sostiene Lyotard, produce una certa discronia.
Dinanzi alle varie caratteristiche e diramazioni di questi percorsi, Lyotard preferisce comunque analizzare gli elementi che sono comuni.

In questo senso si sofferma sull’importanza del linguaggio:

“ Il sapere scientifico è una specie di discorso. Si può dire che da quarant’anni le scienze e le tecnologie cosiddette di punta vertano sul linguaggio […].”

Tutte le scienze, dice Lyotard, devono non solo procedere nella propria evoluzione, ma devono farlo in modo che il risultato di queste evoluzioni sia compatibile con una elaborazione informatica. Le scienze cioè devono potere comunicare tra di loro a mezzo di una forma economica, il bit , e questo porta ogni ambito della scienza, ad interrogarsi sul come rendere i risultati comunicabili. Tutto questo ha formalizzato un linguaggio metodologico, tale per cui prevede una riconnessione immediata del sapere ad altri saperi a mezzo di uno stesso linguaggio. Tuttavia il linguaggio influenza il contenuto del messaggio, sicchè si determina a mezzo dell’egemonia della logica informatica, fondata cioè sull’economia dell’informazione, una sorta di pensiero unico, che guida lo sviluppo della scienza, il quale pensiero non si definisce sotto un profilo qualitativo o ideale, ma puramente economicistico, metodologico, utile cioè allo sviluppo della scienza come risposta al bisogno dell’uomo.
Si addiviene così al postmoderno, essendo esso libertario ( cioè libero dall’alterità ), supera la concezione del valore-disvalore, e approda al metodologismo, finalizzato all’incremento delle posizioni di partenza, alla competizione.
Se il postmoderno fornisce la coscienza all’homo oeconomicus, cioè costituisce l’insieme delle scelte possibili, il totalitarismo metodologico, è quella forza che impone alla creatività e alla libertà, una determinata forma, come se esistessero delle funzioni tra gli elementi dell’insieme delle scelte possibili che dovrebbero essere sempre preferite rispetto ad altre. E questa logica è mutuata dall’economia del linguaggio, dall’informatica, ma in generale dalla scienza economica, che appunto si occupa di analizzare le scelte migliori, gli ottimi, date certe condizioni.

Dunque il totalitarismo metolodogico, cioè questa forma di comunicazione che definisce una caratteristica essenziale dell’ente , riducendo gli spazi ermeneutici, è :

• un discrimine: poiché è un limite, un elemento di selezione per indicare i confini dell’ordinamento;
• la forma del concetto: vale a dire una metodologia, ad alto valore aggiunto di conoscenza, attraverso la quale gli uomini esprimono se stessi e la scienza nel suo sviluppo, risolvendo il problema del rapporto tra forma e contenuto, nella meccanizzazione e regolamentazione del linguaggio;
• il criterio di scelta, ovvero la forza terza che domina la libertà degli uomini.