mercoledì 27 febbraio 2008

giovedì 21 febbraio 2008

Il Postmoderno ha prodotto la globalizzazione libertaria

Il superamento della condizione dello Stato nazione (1) , conduce ad una società nell’ambito della quale l’assenza dello stato, della comunità politica, l’inesistenza di un confine territoriale-giuridico-militare, inducono gli uomini in una condizione di isolamento, di solitudine,libertaria .I legami tra gli uomini, non sono più morali, o religiosi, né giuridici, ma di efficienza e di scambio. Per questa via si passa dal concetto di popolo, a quello di massa , a quello di moltitudine. Con l’apertura di quella gabbia protettiva ma anche oppressiva dello Stato- moderno, l’uomo è tornato libero, ma non alla libertà civile, della società della comunità,della polis, ma alla libertà anarchica in una specie di stato di natura capitalista, in una giungla di mercato, nella quale vive senza bisogno alcuno di totem e riferimenti, di dialogo e di discussione, ma solo nel tentativo di accrescere la propria personale ricchezza , come maggiore certezza del proprio futuro,come elemento per combattere la paura esistenziale. L’uomo del postmoderno ha abbattuto anche i simboli laici, i totem m della democrazia, si avverte come elemento in una rete, margine di una ulteriore posizione di ottimizzazione, non ha identità soggettiva, ma solo oggettiva e legata ai risultati delle proprie azioni.


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(1) << La novità consiste nel fatto che in tale contesto i vecchi poli di attrazione costituiti dagli Stati –nazione, dai partiti, dalle professioni e dalle tradizioni storiche perdono il loro potere di centralizzazione. Né sembra che essi debbano essere sostituiti,almeno al livello che è loro caratteristico.>>, Lyotard, La condizione postmoderna,Milano, Feltrinelli, pag. 31

mercoledì 20 febbraio 2008

C.B

Il postmoderno come morte del soggetto

Relativamente ai cambiamenti nel governo dell’esistente, Lyotard descrive il passaggio dallo Stato come ente che contiene la società allo Stato come ente che fa parte della società, non più posto in una condizione di superiorità, ma di orizzontalità rispetto agli altri enti. Ecco che quindi si giunge ad un cambiamento della sfera della politica (1), come luogo della collettività, la politica non è più soltanto quella che si svolge negli enti pubblici ma è qualcosa di più grande da racchiudere anche lo stato-nazione moderno. L’ordinamento globale che così nasce è un superamento della dicotomia stato-privato, global player-stato-nazione, è superiore a queste entità, ma capace di rispettarne l’esistenza in una condizione di riconoscimento funzionale. Nello stesso tempo questa entità non ha più la caratteristica dell’essere moderno, chiuso , delimitato. Ma è aperto, una sorta di democrazia degli enti, ciascuno valutato secondo la sua funzionalità economica, la sua efficienza, in base all’efficienza, nel governo tecno-strutturale del totalitarismo metodologico.
Il totalitarismo metodologico raggiungerebbe così la sua piena autonomia essendo adiaforizzato.
Gli enti cioè sono tutti validi , purchè siano funzionali ed efficienti, a prescindere dalla propria natura. Troviamo orizzontalmente disposti, le multinazionali, gli stati-nazione, le istituzioni religiose, i movimenti e partiti politici, il terzo settore, il movimento a difesa del lavoro, dei cittadini e del risparmio. Tutti sullo stesso piano. Il postmoderno è morte del soggetto. Il soggetto non ha più importanza qualitativa, ma solo funzionale, ha cioè importanza come oggetto. E in base a questo decide l’andamento dell’ordinamento della globalizzazione sulla base di quella che è la funzionalità del metodo unico, del totalitarismo metodologico, egemonia della scienza economica.


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(1)<< Già adesso essa non è più costituita dalla classe politica tradizionale, bensì da uno strato eterogeneo formato da capi di impresa, da alti funzionari, da dirigenti di grandi organizzazioni professionali, sindacali, politiche confessionali>>, Lyotard, LA condizone postmoderna, Milano, Feltrinelli, 2007, pag 31.